Dicembre 2004
Centrale Rischi

Centrale dei Rischi e stato di insolvenza. La segnalazione delle sofferenze si identifica con la disciplina prevista dall’art. 5 l. fall.?, di Gianfranco Liace

Gianfranco Liace, avvocato

Allegati

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

Sommario: 1. Premessa. – 2. La Centrale dei Rischi. – 3. L’applicabilità dell’art. 700 c.p.c. – 4. L’erronea segnalazione e il risarcimento dei danni – 5. Lo stato di insolvenza. – 6. La Centrale dei Rischi e la disciplina della privacy.

1. Premessa. Le due sentenze oggetto del presente commento presentano delle caratteristiche peculiari, in quanto si discostano, per alcuni versi, dall’orientamento che si era consolidato in giurisprudenza. I temi sui quali si focalizza l’attenzione dei giudici sono: l’applicabilità dell’art. 5 l. fall. e la tutela della privacy. Quest’ultimo argomento merita una particolare riflessione in virtù del codice di deontologia e buona condotta.

Sostanzialmente il tribunale di Foggia si è uniformato ad un recente precedente giurisprudenziale, nel quale si afferma che il presupposto per la segnalazione di un credito in “sofferenza” alla Centrale dei Rischi prescinde dal concetto di insolvenza per come evincibile dall’art. 5 l. fall. e cioè di irreversibile crisi economica finanziaria dell’impresa1.

2. La Centrale dei Rischi. La Centrale dei rischi è stata istituita con la delibera del CICR del 16 maggio 1962, al fine di consentire a tutte la banche di contenere i rischi di tipo patrimoniale. Nell’ordinamento bancario mancano dei riferimenti normativi precisi che rinviano alla disciplina della centralizzazione dei rischi2.

La legge bancaria del 1936, consentiva alle autorità creditizie di utilizzare tutte le cautele necessarie al fine di evitare i rischi derivanti da cumuli di fidi o che i clienti ricevessero affidamenti superiori al loro “merito di credito” (art. 32, 1° comma, lettera h). Alla Banca d’Italia era consentito di emanare disposizioni 3.

La disciplina della Centrale dei rischi, oggi, è riconducibile agli artt. 51, 53 e 67 del t.u.b.. L’art. 53, 1° comma, lettera b) prevede che la Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, emani disposizioni generali aventi ad oggetto il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni.

I rischi creditizi riguardano l’attività di erogazione del credito svolta dalle banche, quindi il predetto rischio è collegato alla capacità di restituzione delle somme da parte del soggetto affidato. La banca, pertanto, deve analizzare con particolare attenzione il grado di solvibilità del debitore. La gestione del rischio, quindi, è finalizzata ad evitare le eventuali perdite, che possono compromettere il suo equilibrio patrimoniale4.

L’art. 51 t.u.b. pone a carico degli istituti di credito l’obbligo di inviare all’organo di vigilanza le segnalazioni, nonché ogni altro dato o documento richiesto. La norma ora richiamata rappresenta insieme alla vigilanza regolamentare ed a quella ispettiva, la struttura portante dell’intero sistema di supervisione5.

Il CICR, con delibera del 29 marzo 1994, ha dettato i principi generali che regolano il servizio di centralizzazione dei rischi. La predetta disciplina si applica alle banche autorizzate in Italia all’esercizio dell’attività creditizia; sono tenuti all’invio delle segnalazioni, inoltre gli intermediari finanziari di cui all’art. 106 t.u.b. che fanno parte di un gruppo bancario iscritto all’albo, ovvero sono iscritti nell’elenco speciale ex art. 107 t.u.b.6.

Al fine di accrescere la stabilità del sistema creditizio e finanziario nel suo complesso il CICR, con la delibera del 3 maggio 1999, ha rilevato l’opportunità di conoscere anche le informazioni relative agli affidamenti di importo inferiore alla soglia di rilevazione della centrale rischi7.

E’ opportuno precisare che la Centrale dei rischi c.d. pubblica, ovvero gestita dalla Banca d’Italia, nel momento in cui riceve le segnalazioni, restituisce con la medesima periodicità un “flusso di ritorno personalizzato” per ciascun intermediario, con il quale viene illustrata la posizione dei singoli soggetti segnalati nei confronti dell’intero sistema.

Gli intermediari possono, altresì, usufruire di un servizio di prima informazione, nel senso che hanno la facoltà d’interrogare la Centrale dei rischi per conoscere la posizione globale dei rischi censiti. La Banca d’Italia non assume nessuna responsabilità in merito alle segnalazioni erronee che le pervengono, in quanto la Banca centrale si limita esclusivamente alla gestione dei dati8.

Le banche sono tenute ad eseguire mensilmente alla Centrale dei rischi le segnalazioni della propria esposizione creditizia verso ogni cliente, qualora la stessa raggiunga o superi i limiti previsti dal censimento.

Le segnalazioni devono essere inoltrate alla Banca d’Italia, quando:

a) la somma dell’accordato, ovvero quella dell’utilizzato del totale dei crediti per cassa e di firma riferiti al cliente, è pari o superiore a € 75.000;

b) il valore delle garanzie complessivamente ricevute dal cliente è pari o superiore a € 75.000;

c) la posizione del cliente è in sofferenza, per crediti di qualunque importo (peraltro, l’applicazione dei criteri di arrotondamento comporta che le posizioni di importo pari o inferiore a € 250 non devono essere segnalate);

d) il valore nominale dei crediti che l’intermediario ha acquisito dal cliente con operazioni di factoring è pari o superiore a € 75.000;

e) su una parte o sulla totalità dei crediti in sofferenza, è stata registrata una perdita di qualunque importo nel corso del mese cui si riferisce la rilevazione;

f) il valore nominale dei crediti in bonis ceduti a terzi dall’intermediario segnalante è pari o superiore a € 75.000;

g) i crediti in sofferenza, ceduti a terzi dall’intermediario segnalante di qualunque importo.

La Banca d’Italia, inoltre, ha stabilito che non possono essere apposte a sofferenza:

i) il mero ritardo nel pagamento del debito;

ii) la posizione che non implica una previsione di perdita, ossia di irrecuperabilità del credito;

iii) nel momento in cui viene a cessare lo stato di difficoltà economico- finanziaria del cliente, oppure quando il credito venga ceduto a terzi o venga rimborsato dal debitore a terzi.

3. L’applicabilità dell’art. 700 c.p.c.. La giurisprudenza riteneva che la tutela d’urgenza non poteva essere accordata in tema di centrale dei rischi, di conseguenza reputava inammissibile l’istanza di emissione di un provvedimento ai sensi dell’art. 700 segg. c. p. c., concernente la cancellazione delle schede in essere presso la Centrale dei rischi di un nominativo a quest’ultima segnalato da un’istituto di credito9. Si riteneva, per di più, che non ricorrevano le condizioni per il ricorso alla procedura d’urgenza ex art. 700 c.p.c. poiché si trattava di una procedura standard, volta a tutelare il mercato del credito10.

Il rigetto delle domande, pertanto, si fondava sul rilievo che le segnalazioni alla Centrale dei rischi costituivano un obbligo imposto alle banche, quindi non poteva esiste il fumus boni iuris, trattandosi di “un atto dovuto” da parte delle aziende di credito11.

Il presente orientamento è stato ben presto abbandonato dai giudici di merito, che hanno riconosciuto un’ampia tutela al soggetto segnalato, ammettendo la procedura d’urgenza.

Parte della giurisprudenza ha definito la presente procedura anomala e poco garantista, poiché tutta la fase di valutazione avviene in totale assenza di contraddittorio, tanto che il cliente non viene interpellato e la segnalazione medesima non gli viene comunicata. Paradossalmente il cliente ha conoscenza della segnalazione nel momento in cui gli altri istituti di credito si rifiutano di concedergli nuove linee di credito o gli revocano i fidi in corso12.

La revoca della segnalazione di un credito in sofferenza, operata da un istituto di credito, alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, in difetto di effettivo accertamento di una condizione di difficoltà economico - finanziaria del cliente cui quella “sofferenza” sia riconducibile, va ordinata con provvedimento d’urgenza13.

In caso di erronea segnalazione “a sofferenza” alla centrale dei rischi a opera di un istituto bancario, esiste il “periculum in mora”, ai fini della concessione del provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., quando si dimostri che, nelle more del giudizio, si possano verificare irreparabili e gravi compromissioni del diritto del ricorrente alla libera iniziativa economica14.

La Centrale dei rischi della Banca d’Italia persegue un interesse di carattere generale, il quale può ritenersi conseguito solo se gli intermediari utilizzano il potere di segnalazione nel rispetto delle regole dettate dalla normativa di riferimento, prima ancora dei principi generali in tema di correttezza e buona fede. Il tribunale può esaminare il corretto utilizzo del potere di segnalazione, dichiarandone l’illegittimità laddove vi sia stato dello stesso un utilizzo erroneo e concedendo lo strumento cautelare, richiesto ex art. 700 c.p.c. al fine di fare cessare la segnalazione stessa15.

4. L’erronea segnalazione e il risarcimento dei danni. La responsabilità civile della banca per erronea segnalazione alla centrale dei risichi può essere considerata come species riconducibile al genus della responsabilità per false informazioni, poiché vi è la diffusione di informazioni non corrette.

Le Istruzioni della Banca d’Italia stabiliscono che <>. La responsabilità della banca, di conseguenza, emerge nel momento in cui ha assunto una condotta negligente nel valutare i presupposti per la segnalazione.

La erronea segnalazione, pertanto, può determinare la lesione della cosiddetta reputazione economica dell’imprenditore, della reputazione commerciale e del diritto all’immagine; inoltre, determinerebbe un’alterazione degli equilibri del mercato creditizio e imprenditoriale e quindi del regime della libera concorrenza16, poiché l’impossibilità di accedere al credito da parte di un’impresa avvantaggia automaticamente le altre che operano nel medesimo settore. La lesione del regime di libera concorrenza, così come il danno al diritto d’impresa, non sono altro che gli effetti che conseguono alla lesione della reputazione dell’imprenditore segnalato17.

Nella erronea segnalazione abbiamo visto che vi è la produzione di un danno all’immagine ed alla reputazione economica. Di particolare rilievo è una pronuncia della S.C. che ha stabilito la responsabilità civile per diffamazione colposa di chi diffonde notizie inesatte sulla solvibilità di un commerciante, provocandone il discredito18. La Cassazione ha assunto una posizione ferma sul tema, riconoscendo la responsabilità per colpa nella diffusione di false informazioni sulla reputazione economica di un imprenditore. La medesima tutela deve essere riconosciuta anche ai privati; in questo caso non parliamo di danno alla reputazione economica, ma di tutela dell’immagine e dell’onore.

La segnalazione alla Centrale rischi dei nominativi degli attori e dei saldi negativi dei loro conti correnti da parte della banca, prima della formale revoca degli affidamenti, non è condotta corrispondente ai canoni di diligenza professionale come codificati nelle regole proprie del settore emanate dalla Banca d’Italia. Tale condotta ben può quindi integrare specifico titolo di responsabilità della banca verso i correntisti, in quanto il mancato rispetto delle regole di cautela individuate dall'ordinamento professionale risulta uno specifico indice sia della sussistenza di colpa rilevante ex art. 2043 c.c. sia della violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio secondo le norme generali ex art. 1715, 1374, 1375 c.c.19.

La responsabilità civile della banca presenta variegate sfaccettature, come si può notare dall’esistenza di un’ampia casistica giurisprudenziale. Sul tema si auspica un intervento del legislatore, che, mediante una disciplina ad hoc, realizzi un regime speciale di responsabilità della banca20.

5. Lo stato di insolvenza. Secondo parte della giurisprudenza la segnalazione alla Centrale dei rischi di una posizione a “sofferenza” è subordinata alla sussistenza, in capo al soggetto segnalato, di uno stato d’insolvenza così come previstoex art. 5 1. fall., inteso come incapacità di far fronte regolarmente alle obbligazioni assunte e non al verificarsi di un semplice inadempimento21. Autorevole dottrina ha definito lo stato di insolvenza come una condizione negativa del patrimonio derivante dall’impossibilità oggettiva o dalla volontà negativa dell’imprenditore di soddisfare i suoi obblighi regolarmente, e cioè non solo alla scadenza, ma anche con mezzi normali di adempimento22. Le Istruzioni della Banca d’Italia, però, si riferiscono ad uno stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o di situazioni ad esso equiparabili23, indipendentemente dall’esistenza di garanzie o dalla previsione di perdite, come si può notare il contenuto letterale delle disposizioni della Banca centrale non ancorano affatto la segnalazione all’esistenza di uno stato d’insolvenza così come previsto dalla legge fallimentare24.

La segnalazione dei crediti in sofferenza implica una valutazione, da parte dell'intermediario, della situazione finanziaria del cliente, quindi non può sorgere automaticamente da un semplice ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito25. Tendenzialmente si esclude che vi sia una sostanziale coincidenza tra l’insolvenza qualificata e il credito posto in sofferenza e quella prevista quale presupposto oggettivo del fallimento26.

Per ben comprendere la natura del debito in sofferenza occorre accostarlo a quello di credito incagliato. Con quest’ultima espressione s’intende quella esposizione bancaria verso affidato in temporanea difficoltà; ovviamente si tratta di un’obiettiva difficoltà che la banca prevede possa essere rimossa in un congruo lasso di tempo. Il credito viene collocato in sofferenza nel momento in cui la banca riscontra una impossibilità nel recuperare il credito vantato, perché il soggetto affidato si trova in gravi e non transitorie difficoltà, in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili. Il credito incagliato, invece, consente alla banca un recupero in un periodo di tempo lungo.

L’insolvenza prevista dalla normativa sulla Centrale dei rischi ha una finalità ben precisa, che è quella di migliorare le capacità valutative e di controllo delle banche e degli intermediari finanziari che partecipano al sistema della centralizzazione. Lo stato di insolvenza, così come disciplinato nella legge fallimentare, evidenzia una incapacità funzionale e non transitoria dell’impresa, che coinvolge l’intero patrimonio dell’impresa.

In dottrina si discute sull’opportunità, da parte dell’intermediario, di analizzare la posizione del debitore nella sua complessità, nel senso che la banca deve o meno svolgere delle ulteriori indagini. La banca deve formulare le sue considerazioni in base alle informazioni che possiede, poiché ulteriori indagini risulterebbero eccessivamente gravose per l’istituto di credito27.

Nella disciplina della Centrale dei rischi l’insolvenza non si configura come certezza dell’inadempimento, ma come generica probabilità del suo verificarsi28.

Non sembra possibile ritenere che la segnalazione possa essere subordinata all’effettivo accertamento dello stato di insolvenza, in quanto verrebbe vanificata l’utilità del servizio di centralizzazione dei risichi29.

L’oggetto della segnalazione alla Centrale dei Rischi non presuppone necessariamente la sussistenza di uno stato di insolvenza secondo la ristretta eccezione di cui all'art. 5 l. fall., essendo a tal fine sufficiente un inadempimento, da cui sia possibile desumere una situazione di difficoltà economico finanziaria anche transitoria30.

6. La Centrale dei Rischi e la disciplina della privacy. La disciplina della Centrale dei Rischi deve essere rapportata alla legge sulla privacy, in quanto risulta opportuno un coordinamento tra la comunicazione dei dati personali e la tutela del soggetto segnato. L’Autorità Garante ha statuito che i dati personali possono essere conservati in una Centrale dei Rischi per un periodo massimo di tre anni. La registrazione dei dati dovrebbe essere: a) di un mese nel caso di rinuncia al finanziamento; b) di sei mesi nel caso di notizie acquisite prima della firma del finanziamento; c) di un anno nel caso di inadempienze sanate che non hanno comportato perdite per il creditore; d) di tre anni nei casi di insolvenza e di situazioni non sanate dal debitore31.

Il Garante ha, altresì, sottolineato che la legge sulla privacy non ha posto particolari ostacoli o limitazioni al trattamento dei dati personali nell’ambito della Centrale dei Rischi32.

L’art. 12 lett. a) l. 675/1996 esclude l’autorizzazione preventiva al trattamento dei dati personali nel caso in cui la raccolta dei dati avviene in base ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria. La stessa ABI, nella circolare del 27 gennaio 1997, ha puntualizzato che, nella fattispecie in esame, trattandosi d’informativa obbligatoria, non è richiesto il preventivo consenso del cliente per trattare i suoi dati personali.

Nell’ipotesi di erronea segnalazione alla Centrale dei Rischi si ha una violazione dell’art. 9 lett. c) l. 675/1996, in quanto la norma ora richiamata stabilisce che i dati personali oggetto di trattamento devono essere esatti e aggiornati. Inoltre, l’art. 18 della l. 675/1996 dispone che chiunque cagiona un danno ad altri per effetto del trattamento dei dati personali è tenuto al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 2050 c.c.33. La banca, pertanto, è sottoposto ad una responsabilità c.d. aggravata. L’istituto di credito dovrà dimostrare di aver trattato correttamente i dati e di aver utilizzato le tecniche avanzate nel momento in cui ha eseguito la registrazione dei dati34.

L’erronea segnalazione alla Centrale dei Rischi comporta per il soggetto erroneamente segnalato un danno, il quale non necessariamente deve avere natura patrimoniale. In questo caso è applicabile l’art. 18 l. 675/1996, che determina una responsabilità “aggravata” a carico della banca che ha erroneamente segnalato un nominativo alla Centrale dei Rischi35.

L’Autorità Garante per la privacy ha ribadito che i dati personali di un consumatore, contenuti nella banca dati di una Centrale dei Rischi privata, devono essere cancellati quando è trascorso un anno dall’avvenuta regolarizzazione dell’inadempienza. L’Autorità, nel provvedimento a carattere generale adottato il 31 luglio 2002 sulle cosiddette “centrali rischi” private, ha stabilito che i dati concernenti gli eventuali inadempimenti sanati senza perdite, debiti residui o pendenze, devono essere cancellati dalle banche dati di queste società private entro un anno dalla loro regolarizzazione.

La legge sulla privacy è stata modificata con la legge del 28 dicembre 2001, n. 467, la quale ha introdotto l’art. 24 bis che dispone: <>. Tra i detti dati di natura sensibile possiamo certamente annoverare quelli di natura economico-finanziaria36.

La dottrina, però, ha sollevato qualche perplessità sul provvedimento del Garante, perché <>37.

Il legislatore è intervenuto sul tema con un importante provvedimento: il d. lgs. del 30 giugno 2003, n. 196, il c.d. codice della privacy. L’art. 7 del menzionato d. lgs. consente al soggetto interessato di ottenere conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, nonché la loro comunicazione. Il terzo comma precisa che il soggetto ha diritto di ottenere l’aggiornamento, la rettifica ovvero l’integrazione dei dati. La norma, infine, prevede il diritto ad ottenere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge. Altra norma di particolare rilievo è l’art. 117, perché vi è la promozione di un Codice deontologico e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito dei sistemi informativi di cui sono titolari soggetti privati, utilizzati a fini di concessione di crediti al consumo o comunque riguardanti l’affidabilità e la puntualità nei pagamenti da parte dell’interessato38.

Il trattamento dei dati personali utilizzati a fini del credito al consumo o in ogni caso riguardante l’affidabilità e la puntualità dei pagamenti deve svolgersi nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone interessare, nonché del diritto alla riservatezza e del diritto all’identità personale.

L’art. 2, 2° comma, codice deontologico, precisa che il trattamento dei dati personali non può perseguire nessun altro scopo, specie se relativo al compimento di ricerche di mercato e promozione, pubblicità o vendita di prodotti o servizi.

Nel momento in cui il gestore39 riceve i dati deve verificare la loro congruità mediante controlli di carattere formale e logico e, qualora i dati risultino incompleti o incongrui, li deve ritrasmettere al partecipante40 che li ha comunicati, ai fini delle necessarie integrazioni e correzioni. Solo all’esito dei controlli e delle eventuali correzioni e integrazioni, i dati sono registrati nel sistema di informazioni creditizie e resi disponibili a tutti i partecipanti.

Di particolare interesse e rilievo è la disciplina inerente alla conservazione e aggiornamento dei dati. Gli stessi possono essere conservati in un sistema di informazioni creditizie per il tempo necessario alla relativa istruttoria e in ogni modo non oltre centottanta giorni dalla data di presentazione delle richieste medesime.

Le informazioni creditizie di tipo negativo riguardanti i pagamenti, successivamente regolarizzati, possono essere conservati fino a dodici mesi dalla data di registrazione dei dati relativi alla regolarizzazione di ritardi non superiori a due rate o mesi; ventiquattro mesi dalla data di registrazione dei dati relativi alla regolarizzazione dei ritardi superiori a due rate o mesi. Una vota decorsi i termini ora richiamati, i dati sono eliminabili dal sistema di informazione creditizia. Inoltre, le informazioni creditizie di tipo negativo relative a inadempimenti non regolarizzati possono essere conservate nel sistema di informazioni creditizie non oltre trentasei mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto, oppure dalla data in cui è risultato necessario il loro aggiornamento.

Nel caso in cui la richiesta di credito non è accolta, il partecipante comunica all’interessato se ha consultato dati relativi a giudizi, indicatori o punteggi di tipo negativo ottenuti mediante l’uso di tecniche o sistemi automatizzati di credit scoring41 e, su sua richiesta, gli può anche fornire detti dati, per di più può fornirgli una spiegazione delle logiche dei sistemi utilizzati e delle principali tipologie di fattori tenuti in considerazione nell’elaborazione.

1

Trib. Catania, 2 aprile 2003, in Dir. fall., con nota di Liace, La responsabilità civile della banca per erronea segnalazione alla centrale dei rischi, 984.

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2

Ruta, La Centrale dei rischi, in Enciclopedia della banca e della borsa, vol. 1, L’ordinamento bancario, 1969, Roma, 399 ss.; Morera, La centralizzazione dei rischi di credito: profili giuridici, in AA. VV., La nuova centrale dei rischi, Roma, 1997.

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3

Stefanelli, Le istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, vol. I, Parte generale, Padova, 2002, 83 ss..

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4

La consultazione della Centrale dei Rischi consente a tutte le banche che aderiscono al servizio di verificare la posizione dell’affidato e gli eventuali accumuli di fido.

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5

Granata, Introduzione. La riforma della Centrale dei rischi, in AA. VV. La nuova centrale dei rischi, Roma, 1997, 9; Calandra Buonaura – Perassi – Silvetti, La banca: l’impresa e i contratti, in Tratt. di diritto commerciale, a cura di Cottino, Padova, 2001, 467.

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6

Costi, L’ordinamento bancario, Bologna, 2001, 510. La materia è stata recentemente novellata ed integrata, in quanto la Banca d’Italia ha emanato, in data 14 novembre 2001, l’8° aggiornamento delle istruzioni per gli intermediari finanziari, aggiornando così la Circolare dell’11 febbraio 1991.

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7

Pubblicata in G.U. 8 luglio 1999, n. 158. Cfr. Criscuolo, Gli intermediari non bancari. Attività, regole e controlli, Bari, 2003, 326.

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8

Nella gestione della “Centrale dei rischi” la Banca d’Italia è tenuta al coordinamento della raccolta dei dati ed alla comunicazione degli stessi dati al sistema creditizio e non già a svolgere alcuna attività istruttoria in relazione ai dati segnalati nella “Centrale dei rischi” Cfr. Trib. Napoli, 19 gennaio 1998, in Banca, borsa e tit. cred.,1999, II, 452.

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9

Pret. Roma, 12 ottobre 1990, in Mondo Bancario, 1991, 47, con nota di Capriglione. Nello stesso senso Cfr Pret. Crotone, 23 gennaio 1993, in Banca, borsa e tit. cred., 1994, II, 595.

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10

Trib. Roma, 3 novembre 1995, in Banca, borsa e tit. cred., 1997, II, 492.

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11

Dolmetta, A proposito della responsabilità della banca nei confronti del cliente oggetto di segnalazione di notizie false alla Centrale dei rischi, in Banca, borsa e tit. cred., 1999, II, 361. L’A. precisa che la predetta argomentazione riveste un carattere tradizionale nell’ambito della giurisprudenza bancaria. Trib. Cagliari, 28 novembre 1995, in Riv. giur. sarda, 1997, 96 con nota di Chessa, Segnalazione illegittima alla Centrale dei rischi e tutela cautelare atipica; Vella, Segnalazione di crediti in “sofferenza” alla Centrale dei rischi e responsabilità della banca, in Banca, borsa e tit. cred., 1997, II, 494.

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12

Trib. Paola, sez. distaccata di Scalea, 20 aprile 2001, in Riv. dir. comm., 2001, 167, provvedimento confermato in sede di reclamo Trib. Paola, 20 giugno 2001, ivi; Liace, La responsabilità civile della banca, Milano, 2003, 111.

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13

Trib. Palermo, 4 novembre 2002, in Giur. di merito, 2003, 207. Il Tribunale ha ritenuto che sussiste il “periculum in mora” che legittima la concessione del provvedimento d’urgenza nel caso di richiesta di revoca della segnalazione di una sofferenza alla Centrale dei rischi, poiché la reiterazione mensile della segnalazione mina la possibilità per il cliente di ricorrere al credito bancario, causando così una lesione del “diritto all’impresa”.

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14

Trib. Salerno, Sez. distaccata di Eboli, 22 aprile 2002, in Dir. e prat. soc., 2002, f. 14/15, 94, con nota di Guerino Ferri, Segnalazione “in sofferenza” alla Centrale rischi e responsabilità della banca; Trib. Potenza, 30 giugno 2001, in Giur. comm., 2003, II, 404, con nota di Marchese, Segnalazione dei crediti in sofferenza alla Centrale dei Rischi con particolare riferimento agli interessi tutelati dalla relativa normativa; Trib. Bari 22 dicembre 2000; Trib. Potenza, 4 maggio 2001, in Giur. comm., 2003, II, 210, con nota di Serra, Segnalazioni erronee alla Centrale dei rischi e responsabilità dell’intermediario; Trib. Milano, 31 luglio 2001, in Banca, borsa e tit. cred., II, 2003, 633; Trib. Roma, 2 agosto 2002, in Banca, borsa e tit. cred., II, 2003, p. 633, con nota redazionale di Tarantino.

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15

Trib. Alessandria, 20 ottobre 2000, in Dir. e prat. soc., 2001, f. 10, 79, nota di Fauceglia, Cattivo uso del potere di segnalazione del debitore alla Centrale dei rischi; Trib. Savona, 3 aprile 2002, in Contr. e impr., 2003, 22; Trib. Savona, 11 giugno 2002, ivi; Liace, La responsabilità civile della banca: sulla erronea segnalazione di crediti a “sofferenza” alla centrale dei rischi, in Contr. e impr., 2003, 16.

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16

Trib. Cagliari, 28 novembre 1995; Trib. Brindisi, 20 luglio 1999; Trib. Milano, 7 gennaio 2004, in Guida al diritto, de Il Sole 24 Ore, n. 19/2004, 60.

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17

Giusti, Presupposti di legittimità della segnalazione presso la Centrale dei Rischi di posizioni a <> e limiti della tutela cautelare e risarcitoria a fronte della illegittima segnalazione, in Banca, borsa e tit. cred., 2001, II, 82

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18

Cass., 11 ottobre 1978, n. 4538, in Resp. civ. prev., 1978, 747.

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19

Minneci, Erronea segnalazione alla centrale rischi, in Riv. crit. dir. priv., 2004, 89; Trib. Milano, 19 febbario 2001, in Giur. it., 2002, c. 334, nota di Salinas, Osservazioni in tema di segnalazione alla Centrale dei rischi e di responsabilità della banca. La decisione del Tribunale di Milano è stata riformata dalla Corte d’Appello che ha stabilito: <> Cfr. App. Milano, 4 novembre 2003, in Giur. it., 2004, c. 1223.

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20

Pellizzi, Saggi di diritto commerciale, Milano, 1988, 661; Gaggero Responsabilità civile della banca (progetto di una voce enciclopedica), in Giur. comm., 1998, 95 Id. voce Responsabilità della banca, in Digesto disc. priv., sez. civ., vol. XVII, Torino, 1998, 238.

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21

Cfr in tal senso Trib. Alessandria, 20 ottobre 2000, in Banca, borsa e tit. cred., II, 2001, 571 con nota di Giusti; Trib. Palermo 4 novembre 2002, in Giur. merito, 2003, 207.

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22

Provinciali, voce Fallimento, in Novissimo Digesto, vol. VI, Torino, 1960 , 1129; Terranova, Lo stato d’insolvenza, Torino, 1998; Carano, L’apertura del fallimento, Milano, 2001; Tedeschi, Comm. art. 5 l. fall., in Commentario legge fallimentare a cura di Bricola, Galgano, Santini, Bologna, 1974, 185.

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23

Trib Catania, 2 aprile 2003, in Giur. merito, 2004, 509, con nota di Liace, La responsabilità civile della banca per erronea segnalazione alla Centrale dei Rischi.

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24

Trib. Cagliari 25 ottobre 2000, in Banca, borsa e tit. cred., II, 2002, 442, con nota di Tola, Aspetti problematici della segnalazione alla Centrale dei Rischi.

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25

Trib. Roma, 5 agosto 1998, in Banca, borsa e tit. cred., 1999, II, 453.

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26

Fauceglia, <>: qualche novità nella giurisprudenza della Corte d’Appello in tema di sanzioni irrogate ad esponenti bancari, in Giur. comm., 2000, II, 93.

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27

Scognamiglio, Sulla segnalazione a sofferenza nella centrale dei rischi della Banca d’Italia, in Banca, borsa e tit. cred., I, 1999, 308 contra Morera, Il fido bancario. Profili giuridici, Milano, 1998.

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28

Trib. Roma, 7 settembre 1998.

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29

Trib. Frosinone, 15 maggio 1998, in Riv. dir. comm, 1998, II, 101.

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30

Trib. Ascoli Piceno, 5 marzo 2003, in Dir. lav. Marche, 2003, 318.

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31

Cfr. Newsletter del Garante del 1° settembre 2003, n. 181.

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32

Autorità Garante per la Privacy, Relazione per l’anno 1999, 51.

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33

Il presente principio è stato ribadito nell’art. 15 del d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196.

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34

Clarizia, La responsabilità civile nella l. 675 del 1996, in Dir. inf., 1998, 246; Bianca, Diritto civile, V, La responsabilità, Milano, 1994.

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35

Tarantino, In tema di segnalazione alla Centrale dei rischi: profili di responsabilità della banca segnalante (e delle banche terze), in Banca, borsa e tit. cred., II, 2002, 245 ss.; Alpa, Aspetti della disciplina giuridica sui dati personali riguardanti gli enti e l’attività economica, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1998, 713; Gaggero, Il trattamento dei dati personali nel settore bancario. Brevi note, in Contr. e impr./Europa, 1998, 203; Trib. Brindisi, sez. distac. Fasano, 26 settembre 2000, in Banca, borsa e tit. cred., II, 2002, 219.

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36

L’Autorità Garante nella Relazione relativa all’anno 2003 ha evidenziato un incremento delle istanze riguardanti il trattamento dei dati personali relativi a richieste o a rapporti di finanziamento da parte di banche, società finanziarie e centrali rischi private. Il Garante aggiunge che i numerosi ricorsi, segnalazioni e reclami hanno messo in luce il mancato rispetto dei principi e degli obblighi richiamati nel provvedimento generale adottato in materia in data 31 luglio 2002 Cfr. Relazione Garante della Privacy anno 2003, 52. Si veda, altresì, Trib. Lecce (ord.), 25 agosto 2003, in Danno e resp., con nota di Liace, Erronea segnalazione alla centrale dei rischi e responsabilità della banca, 748.

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37

In tal senso Bonzanini – Leidi, Privacy e banche, in Banca, borsa e tit. cred., I, 2003, 513.

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38

Votano, Commento sub art. 117, in Il Codice sulla protezione dei dati personali, a cura di Cirillo, Milano, 2004, 437; Cfr. Newsletter del 15-21 marzo 2004.

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39

Il gestore è il soggetto privato titolare del trattamento dei dati personali registrati nel sistema di informazioni creditizie, che gestisce tale sistema stabilendone le modalità di funzionamento e di utilizzazione.

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40

Il codice di deontologia definisce il partecipante come il soggetto privato titolare del trattamento dei dati personali raccolti in relazione a richieste/rapporti di credito, che in virtù di contratto o accordo con il gestore, partecipa al relativo sistema di informazioni creditizie e può utilizzare i dati presenti nel sistema, obbligandosi a comunicare al gestore i predetti dati personali relativi a richieste/rapporti di credito in modo sistematico, in un quadro di reciprocità nello scambio di dati con altri partecipanti. Il partecipante può essere, in particolare: 1) una banca; 2) un intermediario finanziario; 3) un altro soggetto privato che, nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale, concede una dilazione di pagamento del corrispettivo per la fornitura di beni o servizi.

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41

Le tecniche di credit scoring riguardano le modalità di organizzazione, aggregazione, raffronto o elaborazione di dati personali relativi a richieste/rapporti di credito, consistenti nell’impiego di sistemi automatizzati basati sull’applicazione di metodi o modelli statistici per valutare il rischio creditizio, e i cui risultati sono espressi in forma di giudizi sintetici, indicatori numerici o punteggio, associati all’interessato, diretti a fornire una rappresentazione, in termini predittivi o probabilistici, del suo profilo di rischio, affidabilità o solvibilità.

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