Alternative Dispute Resolution
Febbraio 2012

Arbitro Bancario Finanziario (ABF): il sistema stragiudiziale di risoluzione delle liti relative a operazioni, servizi bancari e finanziari con il cliente, di Veronica Rigon

Estremi per la citazione:

V. Rigon, Arbitro Bancario Finanziario (ABF): il sistema stragiudiziale di risoluzione delle liti relative a operazioni, servizi bancari e finanziari con il cliente, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 4, 2012

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

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Indice: 1. Premessa e fonti normative; 1.1. (Segue). L’ABF nell’ambito dell’ADR e della mediazione, 2. L’ABF: struttura; 3. L’ambito soggettivo e la legittimazione; 4. (Segue). L’adesione obbligatoria; 5. L’ambito di applicazione oggettivo; 6. (Segue). Pregiudizialità; 7. Il procedimento e la decisione; l’avvio della procedura; 7.1. (Segue). Il ricorso; 7.2. (Segue). L’istruttoria; 7.3. (Segue). La decisione; 8. (Segue). La pubblicità dell'inadempimento; 9. (Segue). Ancora sul carattere del giudizio; 10. I costi della procedura; 11. Correzione della decisione ed altre richieste delle parti; 12. Trasparenza e contratti.

 

1. Premessa e fonti normative

La crisi della giustizia civile in Italia ha condotto alla ricerca di sistemi di composizione delle controversie alternativi al giudizio ordinario, maggiormente semplici, rapidi ed economici.

L’Arbitro Bancario Finanziario è un sistema stragiudiziale di risoluzione delle controversie tra i clienti e le banche o gli intermediari finanziari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari, divenuto operativo a partire da ottobre 2009. Esso nasce come sistema volto a fornire una risposta alle crescenti “richieste di giustizia” provenienti dai clienti che, pur avendo subito un pregiudizio per un comportamento irregolare o comunque non corretto dell’intermediario, scoraggiati dai costi e dai tempi della tutela giurisdizionale, evitano di affrontare il giudice civile e finiscono, spesso, per rimanere privi di tutela; esso assume nel contempo rilievo per le finalità di vigilanza e più in generale per l’efficienza del sistema finanziario in quanto, come si avrà modo di constatare nel proseguio, incentiva il rispetto dei principi di trasparenza e correttezza nei rapporti tra intermediari e clienti1.

L’art. 128-bis d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (cd. Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, d’ora in poi “T.U.B.”), collocato nel Titolo V dedicato alla “Trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti”, introdotto dalla legge 28 dicembre 2005, n. 262 [cd. Legge sul risparmio] e sostituito dall’art. 4, comma 3 d.lgs. 13 agosto 2010, n. 141 e rubricato “Risoluzione delle controversie”2, ha imposto alle banche ed agli intermediari finanziari l’adesione a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie, rimettendone la disciplina organizzativa al CICR.

Quest’ultimo, con la delibera 29 luglio 2008, n. 275 [“Disciplina dei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela ai sensi dell’articolo 128-bis d. lgs. 1° settembre 1993, n. 385 e successive modificazioni”3], ha dettato la disciplina dei nuovi sistemi stragiudiziali delineando il campo di applicazione, la struttura e le regole fondamentali di svolgimento della procedura; Il CICR ha poi affidato a Banca d’Italia compiti di nomina dei membri dell’organo decidente, di svolgimento di attività di supporto tecnico ed organizzativo, nonché di emanazione delle cd. Disposizioni Applicative.

In ottemperanza alle indicazioni ricevute, Banca d’Italia con il Comunicato di data 18 giugno 2009, ha pubblicato un provvedimento recante le “Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari4 (d’ora in avanti “Disposizioni Attuative”) con cui ha denominato il nuovo sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie, per l’appunto, “Arbitro Bancario Finanziario” (“ABF”), ha stabilito i criteri di nomina dell’Organo decidente e ed una serie di regole procedurali.

1.1. (Segue). L’ABF nell’ambito dell’ADR e della mediazione

L’ABF non è da confondere con la conciliazione o con l’arbitrato, ovvero con gli atri sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie, anche detti Alternative Dispute Resolution (ADR).

Tra questi, assumono in particolare rilievo i) la Camera di Conciliazione e Arbitrato istituita presso la Consob per effetto del d.lgs. 8 ottobre 2007, n. 179 e deputata alla gestione di procedimenti di conciliazione ed arbitrato relativi a controversie tra investitori ed intermediari finanziari originate dalla violazione, da parte di quest’ultimi, degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza; ii) i procedimenti di mediazione e conciliazione in materia civile e commerciale introdotti dal Governo, in attuazione della delega conferita con l’art. 60 della l. 18 giugno 2009, n. 69, dal d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, entrato in vigore il 21 marzo 2011. Proprio l’art. 5 del decreto ora menzionato dispone che “chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia in materia di [… tra le altre] contratti bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente ad esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto, ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal d.lgs. 8 ottobre 2007, n. 179 (i.e. Camera di Conciliazione e Arbitrato presso la Consob), ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’art. 128-bis del Testo Unico delle leggi in materia Bancaria e Creditizia di cui al d. lgs. 1° settembre 1993, n. 385 e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.

In altri termini, la disciplina sulla mediazione civile e commerciale contiene un rinvio espresso alla normativa che presiede all’ABF e, in particolare, prevede che per sottoporre all’autorità giudiziaria una controversia in materia di servizi bancari e finanziari sia necessario aver preliminarmente esperito il tentativo di mediazione disciplinato dalla stessa legge o, in alternativa, aver presentato un ricorso all’ABF.

Ciò ha imposto una revisione delle Disposizioni Attuative, da ultimo operata da Banca d’Italia il 12 dicembre 2011, la quale - come emerge peraltro dalla stessa relazione illustrativa che correda le nuove Disposizioni5 – oltre ad introdurre alcune innovazioni decise a recepire le esigenze emerse nella prima fase applicativa dell’ABF6 , ha inteso apportare gli adeguamenti necessari per tener conto delle innovazioni introdotte dalla c.d. “legge sulla mediazione”. Di questi cambiamenti si darà conto nel corso dell’indagine che segue.

Come anticipato, giova evidenziare che, nonostante il nome che gli è stato attribuito, l’ABF non è un particolare tipo di arbitrato: esso è un organismo imparziale ed indipendente che si pronuncia in tempi brevi ed a prescindere da un accordo della parti, con una decisione in diritto (e non secondo equità), che non ha valore di sentenza e di per sé non coercibile [seppur vincolante per l’intermediario], come invece accade per il lodo arbitrale. Esso non è nemmeno un sistema di conciliazione stragiudiziale giacché la procedura innanzi all’ABF si conclude, per l’appunto, con una decisione che non cerca una soluzione condivisa dalle parti, né dà atto dell’intervenuto accordo tra di esse per effetto dell’opera del conciliatore.

Un’ulteriore peculiarità dell’ABF è ravvisabile nella circostanza che la procedura può essere attivata in via esclusiva dai clienti. Solo i clienti sono dotati, dunque, di legittimazione attiva e possono, mediante uno specifico ricorso e previa proposizione di un reclamo, adire l’ABF; ciò è invece escluso per gli intermediari, ancorché la decisione del Collegio può imporre, pena una sanzione cd. reputazionale (consistente nella pubblicazione dell’inadempimento), taluni adempimenti solo in capo ad essi.

Al proposito, è opportuno ribadire che, ad ogni modo, la procedura innanzi all’ABF non è alternativa al giudizio ordinario cui l’intermediario rimane pur sempre legittimato; giova altresì evidenziare che il relativo espletamento ne costituisce, tuttavia, condizione di procedibilità ai sensi dell’art. 5 della “legge sulla mediazione”, in precedenza richiamata.

2. L’ABF: Struttura

L’Arbitro Bancario Finanziario è articolato in tre distinte aree territoriali: Nord, Centro e Sud dell’Italia; esso opera attraverso tre Collegi che si riuniscono presso le Sedi della Banca d’Italia di Milano, Roma e Napoli7. La competenza dipende dall’ubicazione del domicilio indicato nel ricorso dal cliente.

Ciascun Collegio è composto da un Organo decidente ed è affiancato da una Segreteria tecnica.

Ogni Organo decidente è costituito da cinque membri: il Presidente, due membri scelti da Banca d’Italia e due membri designati, rispettivamente, dalle associazioni di categoria rappresentative degli intermediari e da quelle rappresentative dei clienti, in modo da assicurare l’effettiva rappresentanza dei soggetti portatori degli interessi contrapposti.

Il Presidente rimane in carica 5 anni, gli altri membri 3 anni ed il mandato è rinnovabile una sola volta.

I componenti devono possedere requisiti di esperienza, professionalità, integrità e indipendenza; essi sono scelti tra docenti universitari in discipline giuridiche o economiche, professionisti iscritti ad albi professionali da almeno dodici anni nelle medesime materie, magistrati in quiescienza, ovvero altri soggetti in possesso di una significativa e comprovata competenza in materia bancaria, finanziaria o di tutela dei consumatori8.

Sono esclusi dalla nomina coloro che siano stati condannati per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa, dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari e di strumenti di pagamento, ovvero per i reati di riciclaggio e di usura o che abbiano riportato condanne definitive per altri delitti non colposi o a pena detentiva, anche per contravvenzione, ovvero che abbiano riportato condanne a pena detentiva, applicata su richiesta delle parti, non inferiore a sei mesi; siano incorsi nell’interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici o che siano stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza; sono poi esclusi coloro che, nel biennio precedente, abbiano ricoperto cariche sociali o svolto attività di lavoro subordinato ovvero di lavoro autonomo avente carattere di collaborazione coordinata e continuativa presso gli intermediari o le loro associazioni o presso le associazioni dei consumatori o delle altre categorie di clienti o che ricoprono cariche politiche9. In tal modo, oltre all’esperienza ed all’integrità dei membri è garantita anche la loro indipendenza.

I componenti dell’Organo sono nominati con provvedimento di Banca d'Italia.

Con le medesime modalità sono designati e nominati uno o più componenti supplenti, che sono chiamati a sostituire i corrispondenti membri effettivi in caso di assenza, impedimento o astensione di questi ultimi. La notevole mole dei ricorsi pervenuti sin dall’avvio del sistema stragiudiziale ha posto in evidenza come l’efficiente funzionamento di quest’ultimo non possa prescindere da un impiego esteso dei membri supplenti nominati per ciascun Collegio, anche al di là delle situazioni di stretto impedimento o di astensione inizialmente ipotizzate. Bankitalia ha ritenuto, quindi, opportuno integrare le Disposizioni per chiarire che la sostituzione può essere disposta anche in relazione al flusso di ricorsi ed ai carichi di lavoro, per assicurare la funzionalità dell’attività del Collegio10.

I componenti del Collegio che si trovino in situazioni di conflitto di interessi rispetto alle parti o alle questioni oggetto della controversia devono darne tempestivamente notizia alla Segreteria tecnica, affinché questa possa convocare i supplenti; laddove il conflitto di interessi emerga nel corso della riunione, la trattazione del ricorso viene rinviata.

Ciascun Collegio è regolarmente costituito alla presenza di tutti e cinque i suoi componenti; le decisioni sono assunte a maggioranza.

Il Presidente, nominato tra i componenti designati dalla Banca d’Italia, riveste funzioni relative sia all’esame preliminare dei ricorsi e delle istanze, sia all’organizzazione ed al coordinamento dell’attività. In particolare, esso verifica la regolare costituzione del Collegio, ne coordina e regola l’attività, enuncia il dispositivo delle decisioni dopo la votazione dei componenti presenti e sottoscrive i verbali delle riunioni nei quali viene trascritto seduta stante, a cura della Segreteria tecnica, il dispositivo di ciascuna decisione. Inoltre firma le decisioni una volta corredate dalle motivazioni la cui redazione è affidata a ciascun relatore. Le sottoscrizioni sono eseguite con firma digitale. Ulteriori compiti significativi del Presidente riguardano la fissazione del calendario dei lavori, la formazione, insieme con la Segreteria tecnica, dell’Agenda delle riunioni e l’affidamento dei ricorsi ai relatori, la possibilità di rimettere i ricorsi al Collegio di Coordinamento e di dichiarare l’irricevibilità o l’inammissibilità del ricorso.

Con la revisione delle Disposizioni è stato istituito il Collegio di Coordinamento: laddove il Collegio investito del ricorso ritenga che la questione sottoposta al suo esame rivesta questioni di particolare importanza, ovvero che questa abbia dato luogo, o possa dare luogo, a orientamenti non uniformi tra i singoli Collegi, rimette il ricorso all'esame del Collegio di coordinamento; il Presidente di ciascun Collegio ha facoltà di rimettere il ricorso al Collegio di Coordinamento anche prima che il ricorso stesso venga esaminato dal Collegio competente.

Il Collegio di Coordinamento è costituito dai presidenti dei tre Collegi nei quali si articola l’organo decidente, nonché da un membro designato dalle associazioni degli intermediari e da un membro designato dalle associazioni rappresentative dei clienti appartenenti ai singoli Collegi. I rappresentanti (ed i relativi supplenti) sono estratti annualmente tra i membri dei Collegi, in modo da garantire la neutralità e la rappresentatività dell’Organo.

Al procedimento dinanzi al Collegio di Coordinamento si applicano le regole di funzionamento e quelle sull’adozione e sugli effetti delle decisioni stabilite dalle Disposizioni Attuative per i singoli Collegi; l’attività di segreteria tecnica per il Collegio di Coordinamento è affidata alla segreteria del Collegio territorialmente competente sul ricorso o, nel caso di contestuale presentazione di una pluralità di ricorsi, alla segreteria individuata dalla Struttura Centrale di Coordinamento11.

La Segreteria tecnica è svolta da Banca d’Italia per il Collegio decidente presso ciascuna delle sedi dei collegi (Milano, Roma e Napoli). Giova sottolineare che i collegi sono pienamente autonomi ed indipendenti rispetto a Banca d’Italia. L’affidamento di compiti organizzativi alla Banca d’Italia, che ospita le sedute dei Collegi nelle sue sedi di Milano, Roma e Napoli, ed il conferimento delle funzioni istruttorie ad una Segreteria tecnica composta da personale della Banca stessa, non incide sui caratteri di imparzialità ed obiettività dell’organo decidente, in quanto le funzioni di supporto tecnico assicurate dall’Autorità di Vigilanza sono regolate in modo da non interferire con la piena autonomia dei Collegi nell’esercizio delle funzioni decisorie12.

In fase di revisione delle Disposizioni Attuative, si è comunque ritenuto opportuno ribadire il carattere ausiliario delle attività svolte dalla segreteria e la funzione meramente preparatoria dell’istruttoria da essa svolta in favore dei Collegi.

Alla Segreteria Tecnica sono affidati numerosi compiti, tra i quali: ricevere i ricorsi presentati dalla clientela, provvedendo alla loro classificazione, provvedere all’apertura ed alla cura dei relativi fascicoli (contenenti il ricorso, le controdeduzioni, la documentazione presentata dalle parti e da essa ricevuta, compresa quella relativa alla fase del reclamo, ed ogni altro documento ritenuto utile ai fini della decisione), resi disponibili a ciascun componente del Collegio prima della riunione in cui viene discusso il ricorso; accertare completezza, regolarità e tempestività della documentazione presentata dalle parti; chiedere alle parti, ove ne ravvisi l’esigenza, le necessarie integrazioni, fissando un termine per la loro produzione; predisporre una relazione da rendere disponibile a ciascun componente del Collegio prima della riunione in cui viene discusso il ricorso; sottoporre al presidente per l’approvazione il calendario delle riunioni del Collegio, assistere alle riunioni del Collegio e redigerne il verbale; provvedere agliadempimenti necessari alla pubblicazione della notizia dell’inadempimento delle decisioni da parte degli intermediari13.

I compiti svolti dalla Segreteria tecnica hanno come obiettivo primario quello di offrire al Collegio una ricostruzione ordinata degli elementi oggetto della vertenza. In particolare, nella relazione tecnica, che costituisce l’atto conclusivo dell’attività istruttoria, è riportata la ricostruzione dei fatti esposta dalle parti stesse, corredata dai documenti acquisiti e da chiarimenti sui dati tecnici oggetto delle deduzioni delle parti; la relazione è inoltre corredata dall’elencazione delle norme che regolano la materia oggetto del ricorso, dall’indicazione di eventuali massime giurisprudenziali, nonché e soprattutto, dalla segnalazione di precedenti pronunce del medesimo o di altri Collegi. Pur trattandosi di compiti particolarmente importanti, giova ribadire che essi non interferiscono in alcun modo con la fase decisionale né, dunque, sull’assoluta indipendenza dell’Organo decidente.

Presso l’amministrazione centrale della Banca d’Italia è poi istituita una Struttura Centrale che coordina e fornisce assistenza tecnica ed operativa alle segreterie tecniche, ed in particolare, gestisce le attività connesse alla nomina, revoca e decadenza dei componenti dei Collegi, pubblica sul sito internet dell’ABF un archivio elettronico delle al fine di facilitare la consultazione e la diffusione degli orientamenti seguiti dall’organo decidente, predispone e pubblica una Relazione annuale contenente indicazioni di carattere statistico sulle procedure che hanno interessato ciascun intermediario nel corso dell’anno14.

3. L’ambito soggettivo e la legittimazione

L’ABF si occupa esclusivamente delle controversie insorte tra gli intermediari finanziari e la propria clientela, con le peculiarità, già indicata, che soltanto i clienti possono attivare la procedura mentre gli intermediari sono dotati unicamente di una legittimazione passiva.

La legittimazione attiva spetta dunque, in via esclusiva al cliente.

La definizione di “cliente”, in origine limitata ai soli soggetti che hanno, ovvero hanno avuto, con un intermediario un rapporto contrattuale avente ad oggetto la prestazione di servizi bancari e finanziari, è stata dapprima in via interpretativa, e da ultimo anche normativamente, estesa anche ai soggetti entrati in relazione con l’intermediario15.

Il problema della legittimazione a proporre ricorso all’ABF da parte di soggetti non legati all’intermediario da specifici rapporti negoziali si era infatti proposto, in particolare, con riferimento ai rapporti precontrattuali ed all’interruzione ingiustificata delle trattative16.

Tra le ipotesi di relazione con l’intermediario per la prestazione di servizi bancari e finanziari rientrano, così, proprio le trattative precontrattuali, che possono dar luogo a controversie concernenti il rispetto delle norme in materia di trasparenza, indipendentemente dall’effettiva conclusione di un contratto.

Per le operazioni di factoring, si considera cliente il cedente, nonché il debitore ceduto con cui il cessionario abbia convenuto la concessione di una dilazione di pagamento.

Non rientrano nella definizione di cliente i soggetti che svolgono in via professionale attività nei settori bancario, finanziario, assicurativo, previdenziale e dei servizi di pagamento, a meno che essi agiscano per scopi estranei all’attività professionale.

La nozione di cliente è, dunque, più ampia di quella di consumatore in quanto legittimato ad attivare la procedura dell’ABF non è soltanto la persona fisica, ma anche l’imprenditore che abbia avuto un contatto “qualificato ” l’intermediario o comunque abbia, o abbia avuto, con esso un rapporto contrattuale avente ad oggetto la prestazione dei servizi bancari e finanziari17.

Per “Intermediari” si intendono invece “le banche, gli intermediari finanziari iscritti nell’albo previsto dall’articolo 106 del T.U., i confidi iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 112 del T.U., gli istituti di moneta elettronica, Poste Italiane S.p.A. in relazione all’attività di bancoposta, le banche e gli intermediari esteri che svolgono in Italia nei confronti del pubblico operazioni e servizi disciplinati dal titolo VI del T.U., gli istituti di pagamento”18.

4. (Segue). L’adesione obbligatoria

Il funzionamento del sistema dell’ABF è assicurato dall’adesione obbligatoria sancita dall’art. 128-bis del TUB, in forza del quale i soggetti di cui all’art. 115 “aderisono ai sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie”.

Si aggiunga che, secondo la Sez. II Disp. Att., l’adesione degli intermediari all’ABF costituisce condizione necessaria per lo svolgimento dell’attività bancaria e finanziaria e per la prestazione dei servizi di pagamento; le Disposizioni prevedono che gli intermediari già operanti devono comunicare l’adesione secondo le modalità ivi prescritte, mentre gli intermediari di nuova costituzione e quelli che intendono iniziare a svolgere in Italia operazioni e servizi bancari e finanziari o a offrire servizi di pagamento, devono effettuare la comunicazione di adesione prima ancora di iniziare l’attività.

L’adesione da parte delle banche e degli intermediari finanziari al sistema dell’ABF non è, dunque, frutto di libera scelta, ma è un “atto dovuto”, al compimento del quale, tali soggetti non possono in alcun modo sottrarsi19.

La Banca d’Italia ne valuta l’eventuale violazione nell’ambito della sua attività di vigilanza. L’art. 144 TUB (inserito ad opera del d. lgs. 13 agosto 2010, n. 141 successivamente modificato con d.lgs. 14 dicembre 2010 n. 218) ha introdotto una nuova figura di illecito amministrativo consistente nella mancata adesione ai sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie previsti dall’art. 128-bis. Più precisamente, è prevista una sanzione pecuniaria fino ad un massimo di € 258.225 che può essere irrogata nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione o di direzione, nonché dei dipendenti.

5. L’ambito di applicazione oggettivo

Non tutte le controversie insorte tra cliente e intermediario possono essere gestite attraverso il ricorso all’ABF.

All’Arbitro Bancario Finanziario possono, infatti, essere sottoposte le controversie relative a operazioni e servizi bancari e finanziari: in particolare, sono devolute alla sua competenza tutte le controversie aventi ad oggetto l’accertamento di diritti, obblighi e facoltà, indipendentemente dal valore del rapporto al quale si riferiscono. Se però la richiesta del ricorrente ha ad oggetto la corresponsione di una somma di denaro a qualunque titolo, la controversia rientra nella cognizione dell’ABF a condizione che l’importo richiesto non sia superiore a 100.000 euro.

Sono invece escluse dalla cognizione dell’ABF le controversie aventi ad oggetto risarcimento dei danni che non siano conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento o della violazione dell’intermediario; sono parimenti escluse le questioni relative a beni materiali o a servizi diversi da quelli bancari e finanziari oggetto del contratto tra il cliente e l’intermediario, ovvero di contratti ad esso collegati (ad esempio, quelle riguardanti eventuali vizi del bene concesso in leasing o fornito mediante operazioni di credito al consumo e quelle relative alle forniture connesse a crediti commerciali ceduti nell’ambito di operazioni di factoring).

Sono altresì escluse le controversie attinenti ai servizi e alle attività di investimento e alle altre fattispecie non assoggettate al titolo VI del T.U.B. ai sensi dell’articolo 23, comma 4, del d. lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 20[L’articolo esclude i servizi e le attività di investimento, il collocamento di prodotti finanziari nonché le operazioni e i servizi che siano componenti di prodotti finanziari assoggettati alla disciplina dell’articolo 25-bis ovvero della parte IV, titolo II, capo I, del medesimo decreto legislativo. In ogni caso, alle operazioni di credito al consumo si applicano le pertinenti disposizioni del titolo VI del T.U.B.]. Tale esclusione si giustifica sia per il fatto che si tratta di operazioni e contratti che non rientrano nell’ambito di applicazione del Titolo VI del TUB (di cui l’art. 128-bis fa parte), sia perché riguardo ai servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio è prevista la procedura di Conciliazione e Arbitrato disciplinata dal regolamento Consob.

I dati statistici relativi ai ricorsi presentati nell’anno 2010 hanno peraltro evidenziato che l’oggetto dei ricorsi riguarda principalmente problematiche relative a conti correnti, mutui e credito al consumo, servizi e strumenti di pagamento.

6. (Segue). Pregiudizialità

Le disposizioni di Banca d’Italia specificano inoltre che non possono essere proposti all’ABF ricorsi inerenti a controversie già sottoposte all’autorità giudiziaria, salvo i ricorsi proposti entro il termine fissato dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 1 d.lgs. 4 marzo 2010, n. 2821.

Nell’ambito della revisione delle Disposizioni attuative è stato inoltre sancito che L’ABF non può conoscere controversie per le quali sia pendente un procedimento di esecuzione forzata o di ingiunzione, compresa l’eventuale fase di opposizione.

Non possono altresì essere proposti ricorsi inerenti a controversie rimesse a decisione arbitrale ovvero per le quali sia pendente un tentativo di conciliazione o di mediazione promosso dal ricorrente o al quale questi abbia aderito.

Il ricorso all’ABF è tuttavia possibile in caso di fallimento di una procedura conciliativa già intrapresa; in questo caso – fermo restando quanto previsto dall’art. 5, comma 1, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 – il ricorso può essere proposto anche qualora sia decorso il termine di 12 mesi di cui alla sezione VI, paragrafo 1 [Il ricorso all’ABF non può essere proposto qualora siano trascorsi più di 12 mesi dalla presentazione del reclamo all’intermediario, ferma restando la possibilità di presentare un nuovo reclamo dopo la scadenza di questo termine].

Viceversa, secondo quanto previsto alla Sez. VI, p. 2, il Collegio, d’ufficio o su istanza di parte, dichiara l’interruzione del procedimento qualora il ricorrente, in relazione alla medesima controversia, comunichi di aver promosso o di aver aderito a un tentativo di conciliazione o di mediazione.

Se la conciliazione non riesce, il ricorso può essere riproposto senza necessità di un nuovo reclamo all’intermediario ed in tal caso, le parti possono fare rinvio alla documentazione già presentata in occasione della precedente procedura di ricorso.

Qualora invece la controversia sia sottoposta dall’intermediario a giudizio arbitrale nel corso del procedimento, la Segreteria tecnica richiede al ricorrente di dichiarare se questi abbia comunque interesse alla prosecuzione del procedimento dinanzi all’Organo decidente. Ove il ricorrente non manifesti il proprio interesse in tal senso entro 30 giorni dalla richiesta, il Collegio dichiara l’estinzione del procedimento. In caso contrario, il procedimento prosegue nonostante l’instaurazione dell’arbitrato.

Nelle Disposizioni applicative non sono invece contemplate fattispecie di “pregiudizialità” penale rispetto al ricorso, lasciando quindi ai Collegi la facoltà di valutare, in via interpretativa, quali siano le soluzioni giuridicamente più adeguate per risolvere una vertenza le cui questioni di fatto siano in tutto o in parte oggetto di un procedimento penale22.

Non possono in ogni caso esse sottoposte all’ABF controversie relative a operazioni o comportamenti anteriori al 1° gennaio 2007.

7. Il procedimento e la decisione; l’avvio della procedura

Come espressamente previsto dalla prima formulazione delle Disposizioni: “il contenimento dei rischi legali e reputazionali degli intermediari, nonché l’efficiente funzionamento dei sistemi stragiudiziali, dipendono in larga misura dalla capacità dell’intermediario di preservare una rapporto corretto e trasparente con i clienti. In tale prospettiva, è essenziale che l’intermediario riservi la massima cura alla funzione di gestione dei reclami al fine di prevenire l’insorgere di controversie e risolvere già in questa fase preliminare le situazioni di potenziale insoddisfazione del cliente”23.

Il ricorso all’ABF è subordinato al previo espletamento di una fase di reclamo avanti all’ufficio reclami dell’intermediario. L’esperimento del reclamo costituisce una condizione di procedibilità della domanda24.

Il cliente è tenuto quindi a presentare un formale reclamo all’intermediario mediante un atto in forma scritta o altro supporto durevole con cui contesta all’intermediario un suo comportamento o una sua omissione. Quest’ultimo deve a sua volta essere dotato, al suo interno, di un apposito ufficio o una persona responsabile della gestione dei reclami, aggiornata sugli orientamenti e sulle decisioni dell’Arbitro. L’intermediario deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla ricezione del reclamo e, nel caso in cui l’accolga, deve indicare i tempi per l’adempimento.

Il cliente rimasto insoddisfatto dalla procedura di reclamo o il cui reclamo non abbia avuto esito nel termine di 30 giorni dalla sua ricezione da parte dell’intermediario può presentare, entro i successivi 12 mesi, ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario25.

7.1. (Segue). Il ricorso

Il ricorso è redatto per iscritto, utilizzando la modulistica pubblicata sul sito internet dell’ABF e reperibile presso tutte le filiali della Banca d’Italia aperte al pubblico, e sottoscritto dal cliente.

Esso può essere presentato direttamente dal cliente o, per conto di questi, da un’associazione di categoria cui il cliente aderisca, dal rappresentante legale ovvero da un soggetto munito di procura (procura, che può essere conferita anche in calce al ricorso). In ogni caso il cliente può accedere all’ABF anche senza avvalersi di un avvocato.

L’originaria formulazione delle Disposizioni prevedeva che il ricorso dovesse avere ad oggetto la stessa contestazione del reclamo.

Nela formulazione oggi vigente, anche a seguito dei “Chiarimenti su questioni applicative della disciplina” forniti da Banca d’Italia il 18.01.2010, è specificato che esso deve avere ad oggetto la stessa questione esposta nel reclamo e che il cliente possa chiedere, per la prima volta in sede di ricorso, il risarcimento del danno, quand’anche siffatta richiesta non sia stata formulata nel reclamo, purché il danno lamentato sia conseguenza immediata e diretta della medesima condotta dell’intermediario segnalata nel reclamo.

Vale la pena di notare che i ricorsi presentati all’ABF sono in via prevalente presentati da clienti consumatori, che nella generalità dei casi agiscono in via autonoma, senza avvalersi dell’assistenza professionale o di soggetti specializzati; ne consegue un livello espositivo spesso imperfetto, che si riflette negativamente sulla formulazione delle domande e ancor più sulla regolarità del ricorso.

I collegi si adoperano, in linea di principio, al fine di salvaguardare gli effetti della domanda. A titolo esemplificativo: di frequente la domanda è diretta a chiedere un risarcimento danni basandosi su elementi di fatto indicati in modo piuttosto generico e impreciso (per effetto della naturale imperizia tecnico-giuridica del cliente medio), con ciò esaurendo il contenuto della domanda stessa. Si aggiunga che il ricorrente, probabilmente senza averne piena consapevolezza, non fornisce elementi di prova concreti e sufficienti sui danni che sostiene di aver subito, per cui la domanda sul punto non potrebbe essere accolta. Tuttavia, nell’ottica sopra indicata, si richiede comunque un esame completo delle circostanze dedotte nel ricorso, per valutare se il comportamento dell’intermediario convenuto sia conforme ai criteri di buona fede e correttezza cui è tenuto ad uniformarsi, anche ai fini di un accoglimento parziale del ricorso26.

Il ricorso può essere inviato direttamente alla Segreteria tecnica del Collegio competente, ovvero essere presentato presso qualunque filiale della Banca d’Italia, che provvede ad inoltrarlo tempestivamente alla Segreteria tecnica competente. La Segreteria, ovvero l’intermediario che abbia ricevuto il ricorso, ne trasmette copia all’intermediario convenuto, il quale nei successivi 30 giorni, trasmette alla Segreteria tecnica le proprie controdeduzioni unitamente a tutta la documentazione utile ai fini del ricorso, ivi compresa quella relativa alla fase di reclamo27.

La Segreteria tecnica si occupa di trasmettere copia delle controdeduzioni al ricorrente.

Come anticipato, la Segreteria tecnica si preoccupa altresì di classificare i ricorsi e provvede all’apertura dei relativi fascicoli; accerta completezza, regolarità e tempestività della documentazione presentata dalle parti e, ove ne ravvisi l’esigenza, chiede alle parti le necessarie integrazioni, fissando un termine per la loro produzione.

Nei casi di dubbi ricevibilità o ammissibilità del ricorso, sottopone prontamente lo stesso al Presidente il quale, ove ne rilevi la manifesta irricevibilità o inammissibilità [nei casi di palese incompletezza, irregolarità o intempestività dello stesso come ad esempio: a) ricorsi che palesemente non rientrino nella competenza dell’ABF; b) ricorsi proposti oltre la scadenza del termine di 12 mesi dalla presentazione del reclamo all’intermediario; c) ricorsi in cui sia indeterminato il cliente o l’intermediario, oppure proposti nei confronti di soggetti che non sono intermediari; d) ricorsi in cui manchi la contestazione di un comportamento dell’intermediario; e) ricorsi per i quali non sia attestato il versamento del contributo spese di 20 euro; f) ricorsi presentati senza utilizzare l’apposita modulistica oppure privi di firma], lo dichiara inammissibile.

Se, viceversa, il Presidente rileva irregolarità sanabili o l’incompletezza della documentazione presentata, fissa un termine per la regolarizzazione o per le integrazioni necessarie e restituisce il ricorso alla segreteria tecnica. Decorso inutilmente il predetto termine, il ricorso è dichiarato inammissibile dal Presidente.

7.2. (Segue). L’istruttoria

La Segreteria cura la formazione del fascicolo contenente il ricorso, le controdeduzioni, la documentazione presentata dalle parti, compresa quella relativa alla fase del reclamo, ed ogni altro documento ritenuto utile ai fini della decisione; il fascicolo, unitamente ad una relazione, è reso disponibile a ciascun componente del Collegio prima della riunione in cui viene discusso il ricorso; l’attività ha carattere meramente preparatorio ed è svolta esclusivamente sulla base della documentazione prodotta dalle parti.

L'istruttoria vera e propria svolta dal Collegio è completamente documentale, non essendo consentita l'audizione delle parti o di terzi, né la disposizione di consulenze tecniche d'ufficio.

7.3. (Segue). La decisione

Ciascun ricorso viene assegnato dal Presidente ad un relatore che “ha il compito di illustrare al Collegio gli aspetti in fatto e in diritto della vertenza e le possibili soluzioni”28.

Nella seduta convocata per decidere i ricorsi indicati in agenda, ciascun ricorso, dopo l’esposizione del relatore, viene discusso collegialmente.

Il Collegio si pronuncia sul ricorso entro 60 giorni dalla data in cui la Segreteria tecnica ha ricevuto le controdeduzioni e, in mancanza, dalla scadenza del termine di 30 giorni assegnato all'intermediario per presentarle.

Il termine di 60 giorni può essere sospeso una o più volte, dalla Segreteria tecnica nel corso della fase preparatoria, dal Presidente ai fini della regolarizzazione del Collegio, o dal Collegio stesso quando si renda necessario chiedere ulteriori elementi alle parti fissando loro un termine e in ogni caso per un periodo complessivamente non superiore a 60 giorni.

Come anticipato, il Collegio può dichiarare l'interruzione del processo d'ufficio, o su istanza di parte, laddove il ricorrente comunichi di aver promosso o di aver aderito ad un tentativo di conciliazione o di mediazione in relazione alla medesima controversia. Se la conciliazione non va a buon fine, il ricorso può essere riproposto senza che sia necessario proporre un nuovo reclamo all'intermediario, ed in tal caso le parti possono rinviare alla documentazione già presentata in occasione del precedente ricorso.

Allorquando invece la controversia sia sottoposta dall'intermediario a giudizio arbitrale, la Segreteria tecnica chiede al ricorrente se ha interesse alla prosecuzione del procedimento dinnanzi all'Organo decidente e, ove il ricorrente non manifesti interesse in tal senso entro 30 giorni dalla richiesta, il Collegio dichiara l'estinzione del procedimento. In caso contrario, il procedimento prosegue nonostante l'instaurazione dell'arbitrato.

Le nuove Disposizioni prevedono infine che in caso di rinuncia al ricorso, espressa inequivocabilmente dal ricorrente, il Collegio dichiara l'estinzione del procedimento.

Da ultimo, il Collegio dichiara la cessazione della materia del contendere se le parti raggiungono un accordo prima che venga emessa la decisione o, comunque, se la pretesa del ricorrente risulta pienamente soddisfatta.

La decisione sul ricorso è assunta sulla base della documentazione raccolta nell'ambito dell'istruttoria, applicando le disposizioni di legge e regolamentari in materia, nonché eventuali codici di condotta ai quali l'intermediario aderisca. La decisione può contenere indicazioni volte a favorire le relazioni tra intermediari e clienti.

La decisione, corredata dalle motivazioni, è comunicata alle parti entro 30 giorni dalla pronuncia. Il Presidente può disporre di comunicare alle parti prontamente il dispositivo e successivamente, entro i trenta giorni successivi, la motivazione della decisione.

Nel caso in cui il Collegio accolga il ricorso, in tutto o in parte, fissa un termine entro cui l'intermediario deve adempiere alla decisione; in mancanza di fissazione del termine, l'intermediario è tenuto ad adempiere entro 30 giorni dalla comunicazione della decisione completa della decisione.

Resta ferma la facoltà, per entrambe le parti, di ricorrere all'autorità giudiziaria ovvero ad ogni altro mezzo previsto dall'ordinamento per la tutela dei propri diritti o interessi.

8. (Segue). La pubblicità dell'inadempimento

L'intermediario è tenuto a comunicare alla Segreteria tecnica, entro il termine fissato per l'adempimento, di aver posto in essere le azioni necessarie per dare attuazione della decisione.

Qualora ciò non risulti, nonché nei casi dubbi, la Segreteria informa il Collegio, che provvede ad accertare l'eventuale mancato, spontaneo adempimento dell'intermediario.

Si noti che il compito di accertare il mancato adempimento della decisione da parte dell'intermediario spetta esclusivamente al Collegio, mentre la Segreteria tecnica si limita a fornire gli adempimenti amministrativi necessari a dar corso alla pubblicazione, senza alcuna discrezionalità in proposito.

La notizia dell'inadempimento dell'intermediario29, o della sua mancata cooperazione al funzionamento della procedura, come in caso di omissioni ritardi nell'invio della documentazione30, è pubblicata sul sito internet dell'ABF31, e – a cura e spese dell'intermediario – in due quotidiani ad ampia diffusione nazionale.

9. (Segue). Ancora sul carattere del giudizio

Il giudizio davanti all'ABF non ha i caratteri di una cognizione processuale assimilabile a quella del giudice ordinario o dell'arbitro; in linea di principio, infatti, la decisione emessa dal Collegio difetta dei requisiti di accessorietà, definitività e vincolatività. La sanzione per l'intermediario ha, perlopiù, carattere reputazionale; tuttavia, sarebbe sbagliato considerare realmente non vincolante la decisione dell’ABF per il solo fatto che sia sfornita di tutela esecutiva. Infatti, l’adempimento dell’intermediario alla decisione assunta dal Collegio è – di fatto – tutt’altro che spontaneo, posto che “gli esiti dei ricorsi sono valutati dalla Banca d’Italia per i profili di rilievo che essi possono avere per l’attività di vigilanza”.

In altri termini, il mancato adempimento dell’intermediario alla decisione assunta dall’ABF espone l’intermediario, non solo all’irrogazione delle sanzioni reputazionali, ma anche (e soprattutto) alle sanzioni che Banca d’Italia può infliggere nell’esercizio delle proprie attività di vigilanza sulla conformità dei comportamenti degli intermediari alle prescrizioni del TUB e, in particolare, alle regole di trasparenza (vd. “Disposizioni sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari” emanate da Banca d’Italia il 29.07.2009)32. L’apparato di sanzioni a cui si espone l’intermediario è quindi tale da garantire, di fatto, la vincolatività della decisione ed il suo adempimento da parte dell’intermediario33.

10. I costi della procedura

Il ricorso all’ABF è gratuito, salvo il versamento di un importo pari a € 20,00 per il contributo alle spese della procedura. La documentazione attestante l’avvenuto pagamento del contributo deve essere allegata al ricorso e costituisce condizione di ricevibilità dello stesso.

Il Collegio, qualora accolga il ricorso, in tutto o in parte, prevede che l’intermediario rimborsi al ricorrente il contributo pagato e versi all’ABF un importo pari a € 200,00 per contributo alle spese di procedura34.

11. Correzione della decisione ed altre richieste delle parti

Le nuove Disposizioni hanno previsto una procedura, snella e priva di particolari o gravose formalità, volta a correggere eventuali errori non sostanziali nelle decisioni: la parte che ne abbia interesse può, entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione completa della motivazione, chiederne – mediante richiesta inviata alla Segreteria tecnica del Collegio che ha emesso la decisione - la correzione nei casi in cui questa presenti omissioni o errori materiali o di calcolo.

La limitazione ai soli errori materiali o di calcolo, e dunque, non sostanziali, è volta ad evitare che il procedimento di correzione venga surrettiziamente utilizzato per chiedere un riesame nel merito di controversie già decise35.

Dopo un esame preliminare effettuato dal Presidente o da un componente del Collegio da lui delegato, la richiesta che non sia dichiarata inammissibile, essa è trasmessa alla controparte, che è legittimata a fornire le proprie controdeduzioni.

Il Collegio si pronuncia entro trenta giorni dalla ricezione delle controdeduzioni, o del termine in cui esse avrebbero potuto essere presentate. Se la pronuncia accogli la richiesta di correzione, la decisione viene integrata ed il Collegio fissa un nuovo termine all’intermediario per adempiere36.

12. Trasparenza e contratti

Al fine di assicurare chiarezza e trasparenza nei confronti del cliente circa l’esistenza del diritto, irrinunciabile, di ricorrere all’ABF, le nuove Disposizioni hanno espressamente imposto all’intermediario l’obbligo di fornire alla clientela adeguata informativa in merito alle procedure di ricorso, richiamando nella documentazione di trasparenza anche il diritto del cliente di adire l’ABF e riportando altresì le informazioni necessarie per contattare il medesimo37.

 

1

In questo senso Pierucci, l’Arbitro bancario Finanziario, in Arbitrato, (a cura di) Salvaneschi, Radicati di Brozolo, Carlevaris, Avvalena, Cintioli, Iacoviello, Ielo, Negri, Olivieri, Villa, Milano, 2012, p. 342.


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2

Art. 128-bis, Risoluzione delle controversie

1. I soggetti di cui all’articolo 115 aderiscono a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela.

2. Con deliberazione del CICR, su proposta della Banca d’Italia, sono determinati i criteri di svolgimento delle procedure di risoluzione delle controversie e di composizione dell’organo decidente, in modo che risulti assicurata l’imparzialità dello stesso e la rappresentatività dei soggetti interessati. Le procedure devono in ogni caso assicurare la rapidità, l’economicità della soluzione delle controversie e l’effettività della tutela.

3. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non pregiudicano per il cliente il ricorso a ogni altro mezzo di tutela previsto dall’ordinamento.

3-bis. La Banca d’Italia, quando riceve un reclamo da parte della clientela dei soggetti di cui al comma 1, indica al reclamante la possibilità di adire i sistemi previsti dal presente articolo.


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3

G.U.22.09.2008,n.222.


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4

G.U. 144 del 24.06.2009.


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5

Consultabile sul sito dell’ABF (www.arbitrobancariofinanziario.it/documenti/disposizioniApplicative).


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6

che riguardano principalmente il funzionamento dei collegi, le procedure di ricorso e la fase successiva alla decisione.


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7

Il collegio con sede a Milano è competente per la decisione sui ricorsi presentati da clienti aventi il proprio domicilio in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto; il collegio con sede a Roma per Abruzzo, Lazio, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria e per i ricorsi presentati da clienti aventi il proprio domicilio in uno stato estero; il collegio di Napoli è invece competente per Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia.


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8

Per la valutazione di tale competenza sono considerate le esperienze nel settore finanziario (esponenti aziendali, componenti gli organi delle procedure di crisi, dipendenti delle autorità di vigilanza, revisori contabili, consulenti) e quelle maturate in generale nel campo dell’arbitrato o della conciliazione, nonché l’attività di docenza e le pubblicazioni in discipline giuridiche ed economiche.


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9

Sez. III, p. 3.


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10

Cfr. Relazione illustrativa, disponibile al seguente link: http://www.bancaditalia.it/vigilanza/cons-pubblica/proc_concluse/raccolt..., pag. 4.


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11

Sez. III, p. 5.


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12

Così, De Carolis, L’Arbitro Bancario Finanziario come strumento di tutela della trasparenza, in Quaderni di Ricerca Giuridica Banca d’Italia, n. 70, 2011, p. 15.


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13

Sez.IV,p. 1.


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14

Sez.IV,p.2.


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15

Sez. I, p. 3: “cliente” è “il soggetto che ha o ha avuto un rapporto contrattuale o è entrato in relazione  con un intermediario per la prestazione di servizi bancari e finanziari, ivi compresi i servizi di pagamento […]”.


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16

Per un approfondimento si veda De Carolis, L’Arbitro Bancario Finanziario come strumento di tutela della trasparenza, in Quaderni di Ricerca Giuridica Banca d’Italia, cit., p. 35 e ss.


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17

Pierucci, lArbitro BancarioFinanziario, cit., p.346.


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18

Cfr. Sez. I, p. 3.


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19

Ruperto, L’ “ArbitroBancariofinanziario, in BBTC, 2010, p. 325 e ss.


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20

Cfr. Sez. I, p. 4


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21

L’improcedibilità dovuta al mancato esperimento di una delle procedure di risoluzione stragiudiziale indicate al comma 1 dell’art. 5 della cd. legge sulla mediazione (tentativo di mediazione finalizzata alla conciliazione, ricorso all’ABF o alla Camera di Conciliazione e Arbitrato Consob) deve essere eccepita dal convenuto o rilevata d’ufficio dal giudice, a pena di decadenza, non oltre la prima udienza. Il giudice, in tal caso, assegna contestualmente alle parti un termine per l’esperimento della procedura stragiudiziale. Il ricorso all’ABF è dunque possibile entro la scadenza di questo termine, anche se è già stata proposta la domanda in giudizio, ed in questo caso non è necessario presentare un reclamo preventivo all’intermediario.


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22

De Carolis, L’Arbitro Bancario Finanziario come strumento di tutela della trasparenza, in Quaderni di Ricerca Giuridica Banca d’Italia, cit., p. 34.


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23

Sez. VI, p. 1, nella formulazione precedente l’ultima revisione.


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24

A seguito della riforma della disciplina della Trasparenza (provvedimento B.d.I in tema di “Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti”, del 29.07.2009) di poco successiva alle originarie disposizioni sull’ABF, con la quale la necessità di istituire procedure efficienti di gestione dei reclami è divenuta requisito organizzativo degli intermediari, è stato eliminato il paragrafo dedicato al reclamo preventivo, richiamato alla nota che precede.


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25

Il ricorso all’ABF non può essere proposto qualora siano trascorsi più di 12 mesi dalla presentazione del reclamo all’intermediario, ferma restando la possibilità di presentare un nuovo reclamo dopo la scadenza di questo termine. Cfr. Sez. VI, p. 1.


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26

De Carolis, L’Arbitro Bancario Finanziario come strumento di tutela della trasparenza, in Quaderni di Ricerca Giuridica Banca d’Italia, cit., p.42ess.


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27

La soluzione precedente, che imponeva  al cliente l’onere di dare all’intermediario comunicazione del reclamo, poteva in alcuni casi determinare situazioni di incertezza in ordine alla fissazione dei termini della procedura.


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28

Cfr. art.6 “Regolamento per il funzionamento dell’Organo decidente dell’ABF”, consultabile sul sito web dell’ABF(www.arbitrobancariofinanziario.it).


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29

Realizza un'ipotesi di inadempimento dell'intermediario, a titolo esemplificativo, il caso in cui esso non esegua, o esegua solo in parte la prestazione imposta dalla decisione dell'ABF, il caso di mancato rimborso al cliente del contributo di 20 Euro, ovvero ancora il caso di mancato versamento alla Banca d’Italia del contributo di 200 Euro, nonché un ritardo nell'adempimento della decisione.


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30

Costituiscono comportamenti atti a porre in essere la mancanza di cooperazione, l'omissione o il ritardo nella produzione dei documenti richiesti che abbiano reso impossibile una pronuncia sul merito della controversia.


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31

È stata eliminata la pubblicazione anche sul sito di Bankitalia.


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32

Cfr. Pierucci, l’Arbitro bancario Finanziario, cit., p. 352.


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33

Quadri, L’arbitrato bancario e finanziario nel quadro sei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie, in Nuova Giur. Civ. comm., 2010,p. 318.


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34

Sez. V, p. 2.


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35

Cfr. Relazione Illustrativa, cit.


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36

Sez. VI, p. 5.


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37

Sez. VII, p. 2.


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