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Banca e Finanza - Cessione del credito
04/07/2018

Sezioni Unite: nella cessione di credito ipotecario successiva al sequestro il cessionario può provare la buona fede

Cassazione Penale, Sez. Un., 31 maggio 2018, n. 29847 - Pres. Carcano, Rel. Zaza

Nel caso in cui la cessione di un credito ipotecario precedentemente insorto avvenga successivamente alla trascrizione del provvedimento di sequestro o di confisca di prevenzione del bene sottoposto a garanzia, tale circostanza non è in quanto tale preclusiva dell’ammissibilità della ragione creditoria, né determina di per sè uno stato di mala fede in capo al terzo cessionario del credito, potendo quest’ultimo dimostrare la buona fede.

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FUNDITUS ......

Le Sezioni Unite, fra i due contrapposti orientamenti, hanno prestato adesione a quello da me evidenziato con intervento del 10 novembre 2017 su ALTALEX "LA CONFISCA ANTIMAFIA E LA TUTELA DEL "NUOVO" CREDITORE", di cui vado a riportare i punti salienti al riguardo. ******************************** "La Suprema Corte, con due sentenze gemelle – entrambe del 15 giugno sia pur depositate l’una il 23 di agosto, l’altra il 20 di settembre – è intervenuta a proposito della tutela del cessionario/creditore subentrato con la cartolarizzazione nei diritti su beni confiscati, secondo la disciplina antimafia, vigente ratione temporis, smentendo il Tribunale di Palermo. Cassazione penale, sez. VI, sentenza 15 giugno - 23 agosto 2017, n. 39368; Cassazione penale, sez. VI, sentenza 15 giugno - 20 settembre 2017, n. 43126. La Corte di Cassazione ha confutato – con le sentenze in argomento – il Tribunale di Palermo, secondo il cui assunto - nelle fattispecie in esame - la successione nella titolarità del credito era avvenuta con atto successivo al decreto di confisca ed alla relativa trascrizione dei vincoli, circostanza valevole a costituire in mala fede il terzo, sia esso creditore originario ovvero a questo succeduto, in quanto divenuto creditore del proposto in data successiva alla trascrizione del sequestro, con la conseguenza che l'esame di ogni ulteriore profilo (relativo alla ritenuta estraneità del credito all'attività illecita) risulta assorbito, non potendo il creditore per atto successivo al sequestro accedere alla richiesta ammissione al credito. Ed invero secondo il Tribunale di Palermo, la disposizione di cui all’art. 52 del D.Lgs. n. 159 del 2011, in tema di misure di prevenzione patrimoniali, va interpretata nel senso che la confisca pregiudica ipso iure i diritti di credito dei terzi che risultino da atti con data certa posteriore al sequestro, nonchè i diritti reali di garanzia costituiti in epoca posteriore al sequestro, sicchè, essendo i creditori istanti automaticamente in colpa, diventa irrilevante la prova delle ulteriori condizioni previste dall'art. 52, comma 1, lett. b, del citato decreto legislativo. Tale principio, secondo il Collegio siciliano, si applica nei confronti di tutti i creditori, sia originari che successivi cessionari del credito, i quali siano diventati titolari del diritto in data successiva alla trascrizione del sequestro, ed opera indipendentemente dalla natura della cessione, non rilevando che questa sia avvenuta in blocco, ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 58. Per gli Ermellini, invece, in tema di confisca di prevenzione di beni gravati da ipoteca, il riconoscimento di una situazione di affidamento incolpevole del creditore assistito da garanzia non è necessariamente precluso dal fatto che il medesimo abbia acquistato il diritto in epoca successiva all'adozione del sequestro, quando ciò è avvenuto mediante cessione di rapporti giuridici in blocco ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 58, poichè tale modalità di trasferimento di posizioni giuridiche potrebbe rendere concretamente inesigibile, per l'entità dell'operazione, l'onere in capo al cessionario della previa verifica di tutti i beni sottoposti ad originaria garanzia ipotecaria e correlati ai crediti ceduti. Non solo, per la Suprema Corte la soluzione adottata dal Collegio siciliano non è affatto imposta dalla lettera o dalla ratio del D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 52, il quale si riferisce, evidentemente, ai crediti sorti anteriormente all'avvio del procedimento di prevenzione e non prende in considerazione l'ipotesi della successione - a latere creditoris - nel rapporto obbligatorio, per la semplice e ovvia ragione che, in base alla legislazione codicistica e all'interpretazione giurisprudenziale, la cessione del credito, in qualunque modo avvenuta, determina solo la sostituzione del creditore originario, sicchè il nuovo creditore subentra nella medesima posizione giuridica del cedente, assumendone i diritti, ma anche gli oneri ed i rischi, con la conseguenza che sarà la "malafede" del cedente (nel senso stabilito dall'art. 52 più volte citato) a precludergli la possibilità di far valere le sue pretese sul bene del debitore che sia stato, nel frattempo, oggetto di ablazione. Va quindi affermato che, ai fini della tutela del terzo, sono rilevanti i diritti di credito dei terzi che risultano da atti aventi data certa anteriore al sequestro ovvero i diritti reali di garanzia costituiti in epoca anteriore al sequestro, ancorchè sia intervenuta sostituzione nel lato attivo del rapporto obbligatorio in epoca successiva al sequestro, ricorrendo le ulteriori condizioni di cui all'art. 52 e, cioè, che il credito non sia strumentale all'attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego. In ogni caso, la sostituzione nel lato attivo del rapporto non può comportare la sterilizzazione dell'accertamento, ai fini della tutela del terzo, al momento nel quale il credito è insorto. Per il che anche la tutela del terzo cessionario di credito garantito da ipoteca su beni sottoposti a sequestro ed a confisca nell'ambito di un procedimento di prevenzione deve ritenersi condizionata all'accertamento dei medesimi presupposti esigibili per la tutela del creditore originario, presupposti consistenti nell’anteriorità dell'iscrizione del titolo o dell'acquisto del diritto rispetto ai provvedimenti cautelari od ablatori intervenuti nel procedimento di prevenzione ed alla buona fede ed affidamento incolpevole del terzo che agisca innanzi al giudice dell'esecuzione penale per il riconoscimento dell'opponibilità all'erario del proprio diritto, non potendosi ritenere sufficiente che tali condizioni siano verificate in capo al cedente." Cordialmente. DONATO GIOVENZANA - LEGALE D'IMPRESA.

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